Lasciar andare il giudizio interiore

Un grande sabotatore interno nella nostra vita quotidiana è il “giudizio” che spesso diamo, più o meno consapevolmente, a noi stessi impoverendo così la nostra vitalità e sostituendola con ansia di prestazione, senso di irritabilità, e rigidità mentali e fisiche. Assumere un atteggiamento “mentale” rispetto al problema non sortisce spesso l’effetto desiderato e, per quanto ci sforziamo ci cambiare il pensiero o di essere meno ossessivi, si ha l’impressione di non a scalfire neanche la superficie del problema. Questo accade perché le nostre convinzioni sono il risultato di esperienze ed apprendimenti fatti nell’arco di tutta la nostra vita e sono radicati così profondamente nella personalità. perché ci permettono di adattarci come meglio possiamo alla vita. cercare di cambiare con la sola forza di volontà non basta poiché anch’essa dipende dal pensiero che, a sua volta, è condizionato dalle credenze implicite e da quello che “arriva” dal corpo in termini di sensazioni, emozioni e azioni. La mente, in altre parole, è fortemente condizionata da ciò che il corpo crede vero. La famosa frase “al cuor non si comanda”, si può estendere a molte altre esperienze di vita quotidiana o, come  ci ricorda Pascal, “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”.

Parlare a sé stessi può essere molto utile ma il modo in cui ci comportiamo, reagiamo e pensiamo è condizionato in gran parte da quella che chiamiamo “memoria procedurale”, quel tipo di memoria che ci fa guidare l’auto senza dover tornare a imparare dove mettere i piedi ogni volta, o allacciare le scarpe senza l’aiuto di qualcuno che ce lo rispieghi. La memoria procedurale condiziona fortemente la nostra vita mentale consapevole ed è la più difficile da cambiare con un atto di volontà. Ecco perché ci vuole tanto tempo per imparare a suonare uno strumento o cambiare delle abitudini e credenze ormai connaturate. 

Una “via regia” per influenzare la nostra memoria procedurale è quella di apprendere con nuove esperienze corporee in modo sistematico e mirato. bypassando il pensiero, il lavoro sul corpo cerca di attuare proprio questo processo.

Gli esercizi corporei come la Bioenergetica ed il training autogeno, infatti, non solo permettono al corpo di distendersi ma, soprattutto, di coltivare una maggiore disponibilità ad accogliere se stessi per come si è in realtà. E’ un cambiamento fisiologico: il sistema nervoso simpatico (che entra in gioco nelle situazioni in cui dobbiamo essere attivi, attenti e pronti grazie ad ormoni come l’adrenalina) entra in modalità “pausa” lasciando naturalmente spazio alla sua controparte, il sistema parasimpatico, che si attiva nei momenti in cui ci sentiamo rilassati e soddisfatti. Permettendoci di recuperare le energie spese durante le attività di stress quotidiano. Ne sono un esempio il riposo, una passeggiata rilassante o fissare un tramonto che trasmette serenità interiore.

Gli esercizi corporei di carica e scarica poggiano proprio su questo principio e danno l’accesso a questo stato di rilassamento che non deriva più da un auto-convincimento razionale (“devo stare calmo”; “non devo sentire ansia”; “devo essere più sicuro di me” ecc.) ma da un naturale feedback proveniente dal corpo e dalla sensazione di essere pienamente se stessi, recuperando i propri diritti negati (di esistere ed occupare uno spazio, di potersi affermare con la propria individualità, di incontrare l’altro potendo correre dei rischi) e la capacità di poter gestire le proprie emozioni senza comprimerle (come nell’ansia) o buttarle fuori tutte insieme (come nelle condotte impulsivo/aggressive). La padronanza di sé diventa una competenza naturalmente acquisita dopo aver preso confidenza con la propria vita corporea che è all’origine di tutte le emozioni vissute.

Durante e dopo una sessione di esercizi in gruppo il giudizio interiore, con le sua classica “vocina” che dice di essere in qualche modo “sbagliati, si fa da parte e lascia spazio al permesso di poter essere ciò che siamo un atteggiamento interiore che si potrebbe riassumere con “c’è quello che c’è”. Questo crea le fondamenta per effetti duraturi nel tempo come:

  • Il recupero della propria vitalità: tutte le energie spese per tenere a bada la paura di sentirsi sbagliati e la battaglia che ingaggiamo contro noi stessi può essere utilizzata per sentirci più forti ed efficaci.
  • Costruire un senso genuino di autostima: lì dove le parole non possono cambiare quello che pensiamo” di essere viene, invece, sentito col corpo.
  • Abbassare il bisogno di controllo lì dove non serve: sentendoci più sicuri e disponibili verso noi stesi ci sentiamo anche più capaci di vivere qui e ora porti ad affrontare un eventuale difficoltà.
  • Sganciarci da eventuali pensieri ossessivi: poiché le ossessioni derivano da un eccessivo utilizzo del pensiero. Il lavoro col corpo permette di affidarci maggiormente a ciò che sentiamo e agiamo anziché utilizzare solo il pensiero come unica fonte di orientamento per capire noi stesi e la realtà.
  • Creare sani confini tra noi e gli altri: sentiamo di poter dire più liberamente “no” o “si” senza esserne costretti dal giudizio interiore o dal senso di colpa. Più si costruirà la sensazione di un sano confine (emotivo, fisico e mentale) e più ci si ci si sentirà in grado ad accogliere l’altro con senso di leggerezza.

 

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