respiro e tecniche corporee

Il respiro

fedele alleato per rompere la gabbia interiore e diventare i migliori amici di se stessi

 

 

Ogni lavoro sul corpo si prefigge di sostenere la persone ad arrivare lì dove la mente razionale stenta ad avere efficacia e le parole si dissolvono in propositi non portati a termine: “avere meno ansia”, “essere più assertivo”, “essere meno irritabile” o “sapere comunicare meglio con gli altri”.
Il corpo, allora, diventa un fedele alleato in un viaggio alla scoperta di nuovi e creativi modi distare bene con sé stessi e con gli altri.
Il punto di partenza per questo “viaggio” è spesso il respiro! Questo delicato movimento che iniziamo dalla nascita si colloca per tutta la vita come fondamento della nostra vita quotidiana in ogni momento, modulando, spesso inconsapevolmente, ogni emozione, sensazione e pensiero.
Basta una piccola variazione del proprio stato interiore perché a questo si colleghi una variazione del proprio respiro anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Basti pensare che possiamo restare senza cibo per 40 giorni, senza bere per 2/3 giorni ma non possiamo trattenere il respiro per più di qualche minuto. Il respiro ci accompagna al pari del battito del cuore ma, a differenza di quest’ultimo, esso si situa tra il conscio e l’inconscio, proseguendo col suo ritmo incessantemente sotto il pelo dell’acqua finché non decidiamo di porvi attenzione per modificarlo.

Ed ecco svelata una della grandi risorse dell’atto di respirare: anche se possiamo respirare in modo inconsapevole, possiamo allo stesso tempo portarvi attenzione, entrare in questo territorio così vicino eppure coì inesplorato. Come spesso accade basta questa semplice focalizzazione ed, eventualmente, un piccolo cambiamento indicato dal terapeuta perché lo stato d’animo di angoscia, ansia, preoccupazione o rabbia ceda il passo ad una sensazione di alleggerimento a livello fisico e mentale e, talvolta, anche ad una maggiore consapevolezza dei significati personali legati a quel vissuto.

Il respiro, quindi, è uno strumento potente (come già insegnato da millenni nelle pratiche meditative) perché è esso stesso a condizionarci, senza che spesso ce ne rendiamo conto, durante le costanti interazioni che abbiamo con persone, cose ed eventi. Esso diventa più “visibile” quando lo tratteniamo in momenti di spavento improvviso o lo sentiamo accelerato poco prima di incontrare la persona amata.

Le basi neurofisiologiche del respiro:

All’origine del respiro possiamo rintracciare il diaframma che, come ogni altro muscolo, viene influenzato dagli stati emotivi: teso, rilassato, contratto, lasso. Non è un caso che il movimento del diaframma (in su e in giù) vada ad influenzare per vicinanza fisica organi come il plesso solare (un importante punto di snodo del sistema nervoso per la regolazione dello stress a livello corporeo), l’intestino (considerato ormai il “secondo cervello” per l’influenza che riveste nei vissuti emotivi) e così via.
Lavorare sul respiro, quindi, equivale in gran parte a lavorare sul diaframma e quindi a rendere il respiro più “completo”, meno superficiale o contratto, portando più ossigeno negli organi e donandoci un senso di rivitalizzazione. Permettendoci, così, il “lusso” di sentire di più anziché anestetizzarsi come avviene ormai nella nostra società contemporanea allo scopo di sopravvivere allo stress quotidiano

 

Come il respiro può cambiarci profondamente:

Portare consapevolezza al respiro, quindi, ci dà l’occasione di scegliere se essere semplici spettatori di ciò che ci accade interiormente e reagire agli aventi in modo impulsivo, senza cambiare nulla di ciò ce ci fa soffrire, oppure dedicargli quell’attenzione che ci permette di sostare in noi stessi, anche per poco, e ritrovare il nostro centro per diventare più padroni di sé.

Imparare a respirare quindi è sia qualcosa di passivo, perché ci permette di capire “dove” siamo in quel preciso momento, sia qualcosa di attivo, perché ponendogli attenzione e modificandolo possiamo ricontattare quella parte di noi non giudicante che ci placa e ci ricorda che possiamo partire da noi stessi per cambiare le cose.

Durante gli esercii corporei, quindi, il respiro guida, accompagna e regola ciò che emerge via via durante il lavoro sia a livello mentale (immagini, pensieri, parole) che corporeo (sensazioni, emozioni e movimenti) aiutandoci a coltivare quella piacevole sensazione da portare con sé anche fuori e che potrebbe riassumersi come avere un “corpo fratello”.

Il senso d vitalità, libertà e pienezza che è possibile coltivare con questa semplice abitudine è qualcosa di molto prezioso perché accompagnerà la persona oltre le mura dello studio del terapeuta, come esperienza somatica ormai appresa e da poter utilizzare nei moneti più difficili o semplicemente per aprirsi maggiormente all’esperienza del piacere.

 

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